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Se la scuola è ancora una “fabbrica di apprendimenti”

Ridurre la scuola alla “fabbrica degli apprendimenti”, ad un processo il cui obiettivo primario è “finire il programma”, significa secondo me rinnegare tutta la nostra tradizione e storia educativa, i geni della nostra scuola, che ha tanto inciso nei modelli educativi nel mondo, di tutto il mondo anche nei paesi del nord Europa che tanto ammiriamo. E’ un tema importante che non dobbiamo mai perdere di vista, meno che mai quando si va a riflettere di nuove metodologie didattiche, di futuro e di innovazione.

Abbiamo il dovere di far crescere la nostra scuola senza rinnegarne i caratteri originali che non sono quelli “dell’addestramento”, ma piuttosto quelli dello sviluppo del pensiero critico, dello sviluppo delle competenze di base, insomma della crescita individuale non solo come potenziali pedine del mercato del lavoro, ma anche come persone.
La dimensione del digitale nella scuola può realizzare una rivoluzione: trasformare il tempo e lo spazio della scuola, la sua organizzazione, i suoi strumenti e perfino il ruolo dei suoi attori, non più semplici fruitori, nella migliore delle ipotesi, ma protagonisti del processo educativo.

Detto in altre parole una formazione frammentata in centinaia di iniziative locali gestite autonomamente corrono un rischio altissimo: quello di esaurirsi nella illustrazione di questo o quel software o di affidare il risultato dell’innovazione all’adozione di una piattaforma o di un libro digitale. 
Ma come dicono gli autori delle Flipped :”Se considerate che il video sia lo strumento efficace per esprimere gli obiettivi, fatelo, ma se non è così evitate di farlo solo per il piacere che vi dà produrre video”.
Quando, come educatori, abbiamo cominciato a chiamare la nostra classe “spazio di apprendimento”, siamo stati obbligati a cambiare il modo di vedere cosa accade al suo interno. Quando abbiamo comunicato questo cambiamento di nome agli studenti, loro hanno compreso che la cosa principale della scuola è apprendere e non ricevere insegnamenti. 
Senza contare che, forse per la prima volta nella storia, i ragazzi arrivano a scuola con una competenza che i loro docenti generalmente non hanno: se ben utilizzata, questa competenza può trasformarsi in strumento di motivazione e coinvolgimento senza precedenti, l’importante è non farsela scappare.