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Fake News, il problema sono gli adulti

Sempre più spesso ci viene richiesto di lavorare con i giovani sulla tematica “Fake News” in modalità “frontale”, creando quindi una lezione in cui spiegare cosa è “fake” e cosa “true”.

Facciamo veramente molta fatica, perchè siamo sempre più convinti che questa generazione di giovani possa raccontarci e spiegarci molto meglio di noi cosa sono le “Fake News” e come gestirle.

Se si vuole fare un vero lavoro preventivo, educativo, che accompagni i ragazzi e le ragazze a ragionare, bisogna stimolare l’interesse per la ricerca, fare domande, in modo che loro in modo collaborativo possano scoprire insieme le risposte.

Come in questo semplice esempio:

accompagnato da delle slide di presentazione

Partire con il piede giusto

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Promovendo vari progetti di coding e robotica per bambini e ragazzi della scuola primaria e secondaria abbiamo capito una cosa: l’inizio è fondamentale.

Bisogna riuscire a conquistarli, coinvolgerli e dargli la possibilità di sperimentare e comprendere. Sostenerli, indicare la via. Guidarli.

E’ per questo che abbiamo definito una precisa strategia educativa, che coglie i più profondi rudimenti pedagogici e che porta la relazione e l’intenzionalità ai massimi livelli. Tutti i nostri guru sarebbero fieri di noi. E’ una modalità di sicuro successo, funziona sempre, e per questo, la condividiamo in questo blog.

Le parole magiche che usiamo infatti sono queste:

“Ciao a tutti! Oggi facciamo robotica! Questi sono i robot, questi sono i tablet per usarli, non sappiamo nè come si connettono, nè come si programmano. Tra l’altro non ci interessa neanche tanto, però ci fidiamo ciecamente di voi! Torniamo tra 20 minuti, buon divertimento”

 

 

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Goodbye Facebook

Com’è possibile che il social per antonomasia, quello che ha sconvolto il concetto di “condivisione”, che ha ridefinito le regole del business online e che ha oltre un miliardo e mezzo di account unici, non sia più “interessante” agli occhi degli adolescenti e, soprattutto, dei preadolescenti?

Diciamo questo perché sempre più spesso, entrando in classe o nei nostri servizi, chiedendo rispetto all’uso di Facebook, le risposte che riceviamo sono di.. disgusto.

Ma va! Non lo usiamo più! Che noia!”

Come mai?

Noi ci siamo dati fondamentalmente due risposte (non escludiamo altre eh, però queste sono quelle che più ci convincono).

La prima ci parla di normalità.

Se siete genitori di figli che hanno un’età over 8/9, avete molto probabilmente vissuto quella fatidica mattinata in cui, volendo salutare vostro figlio dinnanzi la scuola e augurargli la buona giornata, vi siete avvicinati per dargli un “bacino” e lui, con mossa felina, si è girato di colpo e si è allontanato, forse ha pronunciato un mormorio che ad ascolto più approfondito poteva suonare con un “dai mamma/papà, non davanti a scuola!”.

Ecco, quella stessa identica sensazione i vostri figli la percepiscono quando voi mamme/papà mettete un “mi piace” alle loro foto su fb: visto che virtuale e reale sono connessi e non scissi, tornare a scuola il giorno dopo significa aver a che fare con una propria immagine che gli “altri” (gli amici, i compagni di classe) vedono “infantilizzata” che rischia seriamente di essere descritta come “sei proprio uno sfigato”. E ogni preadolescente in uno stato di normalità, tende ad evitare di sembrare “sfigato”.

La seconda motivazione invece ci parla di invasione.

Noi adulti infatti, abbiamo invaso Facebook con il peggio che potevamo mostrare. Riempiamo gli spazi non solo di fake news, di epic fail e di analfabetismo funzionale, ma cerchiamo di occupare e dimostrare ragioni e teorie in ogni pagina, ogni luogo, .. ogni lago [semi cit]. Avevamo già commentato un evento che ha visto gli adulti comportarsi in tal modo.

Noi adulti siamo i primi invasori senza la volontà d’esserlo?

#IF2017 – il sentimento della tecnologia

E’ stata un’esperienza fantastica nella tre giorni di Pisa, promovendo il nostro laboratorio “School Box”: storytelling, stampa 3D e realtà aumentata sono stati gli strumenti con cui i nostri prodi Jessica, Sonia, Silvia, Usrsula e Giovanni hanno fatto vivere e divertire centinaia di ragazzi di ogni grado scolastico!

Un ennesimo schiaffo in faccia a chi li considera sdraiati o tsunami.

#Smartphoneinclasse Si o No?

Quanto detto dal ministro Fedeli a riguardo dell’utilizzo nelle classi scolastiche, sta suscitando molto rumore e clamore nel mondo didattico, con alcune ovazioni e molti dubbi da più fonti.

Noi, nella nostra semplicità e ingenuità, pensiamo più serenamente che se siamo veramente ancora a questo livello di domanda, probabilmente abbiamo ancora molta strada da fare nell’ambito della relazione con alunni, dell’apprendimento e del mondo della scuola.

Per il resto, troviamo più appropriate le parole di altri, anzi Altri, semplicemente sostituendo la parola “pc” con “smartphone”

13 motivi per vedere “13” se vi occupate di giovani

13 reasons why

 Chi ha che fare con adolescenti, avrà sentito parlare di “13”, serie visibile su Netflix ambientata in un college americano.

Non siamo esperti di critica di serie TV, e manco ci interessa. Ma esperti, se così si può dire, di adolescenza, quello si: e dunque ci sentiamo nella legittimità di segnalarvi dei motivi per vedere questo telefilm, non prima di avervi avvisato che è molto duro, crudo, a tratti sconvolgente. 

I motivi sono … 13:

1. Si parla di dinamiche reali, di situazioni che effettivamente avvengono nel contesto giovanile, non solo americano.

2. Uno dei temi centrali, il suicidio adolescenziale, non è “glorificato”, come purtroppo si legge qua e là in qualche recensione o critica. Non è vero, a nostro avviso. Anzi, dopo una prima visione, si percepisce e si è coinvolti alla comprensione della ragioni di un gesto così disperato.

3. “13” spiega molto bene in cosa consiste il bullismo. E molto bene tra l’altro. Purtroppo. Purtroppo, perché ci fa comprendere che per sconfiggere questa realtà non servirebbe chissà che sforzo, ma solo più attenzione e empatia.

4. Non solo il bullismo è ben spiegato, ma anche il “cyberbullismo”. O meglio, infrange quella malsana idea degli adulti di una divisione tra mondo virtuale e reale. I giovani hanno invece molto bene in mente quanto reale e virtuale siano .. connessi.

5. Gli adulti e le loro difficoltà. E le loro assenze. Il non voler vedere, il non voler ascoltare con il cuore laddove si ascolta con l’orecchio. Dovremmo farci tutti delle domande, senza accuse.

6. Su change.org è nata una petizione per farlo vedere in tutte le scuole superiori in Italia, e fra le prime frasi di motivazione viene riportato “perché fa un male cane”. Dovremmo solo ringraziare dei ragazzi e delle ragazze che riflettono su questo, oggi, è riescono a parlarne.

7. Nessuno vince. Forse perdono tutti, ma nessuno vince. Ma in molti personaggi si riconosce la lenta interiorizzazione di ciò che è avvenuto. Una presa di coscienza a differenti velocità.

8. La scuola è la realtà dell’incontro. Delle amicizie. Degli amori. Delle rabbie. Delle incomprensioni. Delle delusioni. Anche delle tragedie. Ah già, anche dello studio.

9. Abbiamo molti personaggi in cui poterci, almeno in parte, riconoscere. E non è sempre facile ammetterlo.

10. La morte ha una sua forte centralità in questa serie TV. Non viene negata. Sicuramente spaventa, ma si cerca di darle un nome, un senso.

11. È abbastanza breve (13 puntate di 50 minuti circa) affinché anche noi grandi possiamo trovare il tempo per vederla.

12. Alcune scelte degli autori ci stupiranno, altre ci urteranno o feriranno: ma ognuno di noi che ha vissuto l’epopea delle audiocassette riconoscerà la “user experience” che la protagonista scopre e utilizza per narrare la sua versione della verità.

13. La vedono in tanti adolescenti. E chi la vede ne vorrebbe parlare, almeno una grande parte. Noi adulti non possiamo tirarci indietro. Dovrebbe bastare questo motivo.

Just #peercoding

Il laboratorio di programmazione tra pari a Vergiate (VA)

L’idea di fondo del #peercoding è di far avvicinare le più giovani generazioni alle potenzialità della programmazione grazie all’esempio e alla passione di chi è loro vicino: adolescenti disposti a mettersi in gioco e desiderosi di accompagnare i più piccoli nelle avventure che possono essere create nella combinazione continua di elementi virtuali e reali!

E noi adulti possiamo metterci da parte, gestire le dinamiche, calmare gli animi, favorire la collaborazione… ma soprattutto goderci i sorrisi della scoperta!

(O come nella seconda foto… fungere da esca😂)

Ps: grazie al Comitato dei Genitori della Scuola Primaria di Vergiate (VA) e alle Maestre che si affidano alle nostre idee!

Il video della giornata!