Archivio mensile:marzo 2017

La creatività e gli esploratori della conoscenza

La creatività è stata definita da Williams nel 1993 come la modalità di elaborazione cognitiva che, a partire dalla consapevolezza dei processi di organizzazione della nostra mente basati sulla costruzione di schemi, agisce nel senso di produrre nuove idee. La creatività ha un natura componenziale con fattori sia a livello cognitivo che emozionale. La parte cognitiva prende il nome di pensiero divergente che è caratterizzato da fluidità, flessibilità , originalità ed elaborazione. Le componenti emozionali sono invece la disponibilità ad assumersi rischi, la complessità, la curiosità e l’immaginazione. In questo processo le nuove tecnologie potenziando le nostre capacità cognitive e relazionali permettono come mai prima nella storia di avere la più grande generazione di innovatori, creativi, “esploratori della conoscenza” che sia mai esistita. Sta però alla nostra generazione di adulti consapevoli tornare a credere a questi ragazzi, che non hanno scelto il mondo in cui vivono e che alla fine non si lamentano del suo progressivo peggioramento, del futuro negato, ma aspettano forse solamente che qualcuno gli ascolti, parlando più con loro che di loro.

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APP ergo sum

“Le app riflettono chi siamo” dice Luca Maestri, chief financial officer di Apple in questa interessante intervista.

Nulla di più vero: a riguardo, ci torna in mente quanto scritto in Cyberpedagagia – pensieri, ricerche e pratiche sull’apprendimento nella nuova sfida digitale” qualche anno fa ormai:

Generalizzare aspetti inerenti i giovani infatti, può risultare un pericolo nel
lavoro pedagogico-educativo, dato che avere sottomano costantemente
l’oggetto di lavoro (il minore) e inserirlo in schematizzazioni fornite da terzi,
può far perdere il contatto con l’unicità che la persona di fronte porta e
mostra. Quell’unicità che ritroviamo ogni volta che entriamo in una classe,
ogni volta che ci confrontiamo con un gruppo di ragazzi, ogni volta che
guardiamo entrare nello studio un’adolescente, sapendo perfettamente che
Tizio in questo momento porta esigenze e bisogni completamente diversi da
Caio, stessa età, stessa felpa Abercrombie, stesse sneakers, incontrato
un’ora prima.

Lo smartphone e il suo utilizzo è forse l’immagine migliore per poter definire
al meglio questa irripetibilità e unicità: fino al 2007 circa, potevamo
comperare un telefono cellulare della stessa marca e modello a Milano, a
Helsinki, a Bangkok o a New York, e avremmo avuto comunque le stesse
capacità (poche, viste con l’esperienza di oggi), le stesse impostazioni:
probabilmente si avrebbero potuto distinguere solamente tramite la nostra
scelta della suoneria (spesso fastidiosa) e dalla luminosità dello schermo.
Oggi, entriamo nello stesso store (reale o virtuale), compriamo due
smartphone della stessa marca e modello, e consegnamoli a dei
preadolescenti o adolescenti: dopo trenta minuti circa, a condizione di avere
una wi-fi accessibile, i due dispositivi saranno diametralmente opposti,
riempiti di app adeguate alle esigenze della persona che lo possiede, alcune
delle quali più durevoli (whatsapp, facebook, youtube, etc), altre meno
(ruzzle, candy crash, etc), pronte ad essere sostituite al prossimo controllo
dell’App Store o Play Store.

Perchè all’interno di quello che per noi adulti è “solo” uno strumento, per i nostri ragazzi c’è un mondo: esplorarlo, comprenderlo, interessarsene è una nostra scelta.

Smartphone si, smartphone no, questo è il problema: se sia più nobile resistere o abbandonarsi a questo regalo tecnologico, forse oggi Amleto ci direbbe così.

Quando incontriamo i genitori, ma sempre più spesso anche i docenti, ci viene chiesto cosa fare se il figlio chiede di avere in regalo il suo primo smartphone.Innanzitutto è bene dire che non c’è una regola e per questo vi invitiamo a diffidare o comunque adattare i diversi “decaloghi” che trovate in rete e che “esperti del settore” più o meno famosi vi propongono. Ci teniamo per questo motivo a sottolineare che i nostri sono solo consigli, che nascono dall’esperienza delle attività che svolgiamo con adolescenti e preadolescenti e dalla convinzione pedagogica che la relazione educativa passi inevitabilmente da un atto di fiducia reciproca.

Proviamo a sintetizzare alcuni punti che, ripetiamo, declinanti ai singoli casi, potrebbero aiutarvi nel rapporto educativo con vostro figlio nel momento in cui decidete di regalare il primo smartphone:

– Provare un periodo iniziale dove utilizzate lo smartphone insieme a lui, magari con la “scusa” di dover imparare e di mostrarvi come funziona;

– Date il buon esempio, quando vi parla non usate lo smartphone, così come a tavola o quando siete in gruppo;

– Virtuale è reale. Tutto quello che scrivete dovreste avere il coraggio di dirlo anche a voce e faccia a faccia;

– Condividere è una responsabilità. Condividete o postate qualcosa solo dopo aver letto, compreso e valutato attentamente il suo contenuto;

– Noi siamo il nostro modo di comunicare. Utilizzate con attenzione le parole ed il linguaggio che usate in rete;

– Rispettate le idee degli agli altri anche quando non siate d’accordo, una sana e costruttiva discussione anche online porta dei grandi benefici ed è un grandissimo esempio educativo per vostro figlio;

– Le parole, i video , tutto quello che pubblicate ha delle conseguenze.

Naturalmente, pur ripromettendomi di non scriverlo, perché mi sembra un consiglio ovvio, scontato, banale e oggi forse superato dai comportamenti sociali che vediamo quotidianamente: consapevolezza, saggezza digitale e buon senso sempre.

“Perché è più importante condividere che vivere”. O no?

L’assenza di articoli ultimamente è stata determinata da una serie di progettualità che ci hanno coinvolti “anima e corpo”: scusateci. 🙏🏻

Fra le varie attività, abbiamo avuto l’occasione di occuparci in maniera attiva di “prevenzione al cyberbullismo” sul territorio di Cassano Magnago (VA), chiamati all’interno di un progetto più ampio e complesso denominato “Praticamente Adolescenti”, frutto di un lavoro di rete fra amministrazione locale, scuole, oratori e associazioni che dura da anni e sa evolversi fruttuosamente nel tempo.

Dunque abbiamo incontrato circa 600 alunni e alunne delle scuole secondarie di primo grado sul tema “Webreputation, social network e cyberbullismo”: partendo da una canzone piuttosto conosciuta (che ha creato dei simpatici momenti di karaoke improvvisato) abbia ragionato insieme a loro sul senso di questa cosa qui (anche su altro poi, ma questo post è dedicato solo a questo):


Le risposte e i ragionamenti che i ragazzi e le ragazze ci hanno fornito sono state eccezionali. Abbiamo potuto sperimentare ancora una volta quanto ci ha insegnato il nostro “guru” Alberto Pian: noi adulti caschiamo come pere cotte in una sorta di effetto Kulešov. Vediamo i nostri alunni/ragazzi/figli condividere contenuti su WhatsApp, Snapchat, Instagram e crediamo (come intende la canzone) istintivamente che per loro sia meglio del vivere il momento.

Perché? Perché i 600 ci hanno guardato, con la loro magnifica spensieratezza, e ci hanno spiegato che è importante vivere i momenti, e darne ancora più risalto e senso attraverso la condivisione con altre persone, in un vortice di significati positivi e aggreganti. E inoltre, le foto e i video sono memoria, e la memoria ci “fa bene”.

E noi? Muuuuuuuuuuuti. (Per poi iniziare parlare di dati sensibili, privacy, cyberbullismo, e far diventare loro muuuuuti😬).