Archivio mensile:novembre 2016

Le aule informatiche a scuola

Anche oggi, su un quotidiano locale, viene esaltata la creazione di un’aula informatica presso una scuola secondaria di 1° grado, con tanto di taglio del nastro, comitato genitori, etc, etc.

E’ bello ovviamente vedere questo entusiasmo per la creazione di qualcosa di nuovo che potrebbe sviluppare nuovi modi di affrontare le lezioni e la didattica di tutti i giorni. E’ ed sicuramente di buon auspicio vedere adulti “sbattersi” per conquistare questi nuovi spazi e dare nuove possibilità ai propri figli e ai propri alunni.

Però sorge qualche domanda, visto l’esperienza:

  • perchè la tecnologia viene rinchiusa in una stanza ad hoc? perchè non è integrata nella didattica quotidiana?
  • sinceramente, dei pc desktop sono “nuova tecnologia”? lo schermo, il case, il mouse, la tastiera, il cavo per la lan e la stampante… Non ha un sapore anni ’80? In fondo, sono strumenti “pensati” in quegli anni.
  • i costi fanno pensare: qualche migliaia di euro (non 2, non 10) e 44 pc comprati, “con le rispettive licenze” [cit.]. Ora, io non ho visto lo spazio nè i pc, ma due conti li so fare, e non credo che siano stati presi delle eccellenze in quanto ad integrazione software/hardware. Sicuramente si è guardata la quantità, magari anche correttamente, ma perchè la qualità dello strumento deve passare in un secondo piano?
  • io magari sarò fissato, ma sono certo che cambiando la didattica (partecipativa e non frontale), in una classe da 25 possano bastare 5/6 ipad (di cui uno per il docente), gli smartphone dei ragazzi, una TV 50″ a basso costo e una Apple TV per mostrare quanto viene fatto: sogno?

Matteo

La scuola francese boccia il digitale

Mi riservo di approfondire la lettura del libro, ma da quello che traspare dall’articolo come spesso accade si è più concentrati sulla tecnologia che sull’unico è vero strumento didattico per eccellenza: la relazione educativa che solo il docente può creare. La tecnologia è fonte di innovazione, immaginazione e creatività senza dubbio, ma diventa un contenitore vuoto se non la si riempie con un rapporto educativo forte e di fiducia.

Qui il link all’articolo del Corriere della sera