Il sentirsi “spensierati” di fronte agli adolescenti

L’essere impreparati e sentirsi inadeguati in una discussione con gli adolescenti sui videogiochi e la tecnologia deve essere una risorsa per migliorare la relazione, base di ogni azione educativa. Le emozioni, il nostro corpo, i nostri occhi parlano prima di noi e possono arrivare più in profondità ed intensità nel cuore dei nostri adolescenti, che ci guardano anche quando siamo “fuori campo”.

Nelle nuove generazioni il senso di appartenenza e la relazione è come lo definirebbe Baumann “liquida, fluida”, Cantelmi parla anche di “tecnoloquiditá”. Questo perché la virtualizzazione e la rivoluzione digitale hanno enfatizzato alcune caratteristiche dei giovani: la fame di esperienza, il narcisismo, la rapidità e la ricerca di emozioni.

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La capacità di “agganciare” gli adolescenti è quindi un mix di ragione e emotività: bisogna toccare le corde giuste per saperli coinvolgere, ma fondamentalmente è necessario rispecchiarli e pensarli. Questo fa comunque parte di un processo riflessivo all’interno del quale tutto viene messo costantemente in discussione. Il vivere nel presente gli fa sentire meglio, anche nella loro spavalderia e fragilità.

Forse l’atteggiamento è il modo  migliore per stare con gli adolescenti è quello che un giorno mi ha detto una mia alunna: “Essere spensierati”, cioè, nella sua definizione personale “senza pensieri ed idee”.

Mirko.